Thursday, September 06, 2012

"The proof of the pudding is in the eating"

The proof of the pudding is in the eating is a proverb that means "You will not fully comprehend it until you try it" or "results are what count." It is frequently rendered in the shorter form The proof is in the pudding, which dates back to the 1920s and came into common use in the United States in the 1950s. The American Heritage Dictionary trims it even further, to proof in pudding. The proverb is ancient — it has been traced back to 1300 and was popularised by Cervantes in his Don Quixote of 1605. It’s sad that it has lasted so long, only to be corrupted in modern times.

Wednesday, August 29, 2012

Il paesaggio preso a schiaffi

IMMAGINI E COSTI DELL'INCURIA

Trascorrere qualche giorno in Calabria - dico la Calabria solo come un caso esemplare (e pur sapendo di dispiacere agli amici che vi conto), dal momento che quanto è successo lì è più o meno successo in mille altre contrade della Penisola - significa essere posti di fronte ad uno spettacolo a suo modo apocalittico. Ed essere costretti ad interrogarsi su tutta la recente storia del Paese.

Lo spettacolo apocalittico è quello della condizione dei luoghi. Sono cose note ma non bisogna stancarsi di ripeterle. Centinaia di chilometri di costa calabrese appaiono distrutti da ogni genere di abusivismo: visione di una bruttezza assoluta quanto è assoluto il contrasto con l'originaria amenità del paesaggio. Dal canto loro i centri urbani, di un'essenzialità scabra in mirabile consonanza con l'ambiente, sebbene qua e là impreziositi da autentici gioielli storico-artistici, sono oggi stravolti da una crescita cancerosa: chiusi entro mura di lamiere d'auto, per metà non finiti, luridi di polvere, di rifiuti abbandonati, di un arredo urbano in disfacimento. L'inaccessibile (per fortuna!) Aspromonte incombente sulle marine figura quasi come il simbolo di una natura ormai sul punto di sparire; mentre le serre silane sono già in buona parte solo un ricordo di ciò che furono. Luoghi bellissimi sono rovinati per sempre. Non esistono più. Ma nel resto d'Italia non è troppo diverso: dalla Valle d'Aosta, alle riviere liguri, a quelle abruzzesi-molisane, al golfo di Cagliari, ai tanti centri medi e piccoli dell'Italia peninsulare interna (delle città è inutile dire), raramente riusciti a scampare a una modernizzazione devastatrice. Paradossalmente proprio la Repubblica, nella sua Costituzione proclamatasi tutrice del paesaggio, ha assistito al suo massimo strazio.


Ma oggi forse noi italiani cominciamo finalmente a renderci conto che distruggendo il nostro Paese tra gli anni 60 e 80 abbiamo perduto anche una gigantesca occasione economica. L'occasione di utilizzare il patrimonio artistico-culturale da un lato e il paesaggio dall'altro - questi due caratteri unici e universalmente ammirati dell'identità italiana - per cercare di costruire un modello di sviluppo, se non potenzialmente alternativo a quello industrialista adottato, almeno fortemente complementare. Un modello di sviluppo che avrebbe potuto essere fondato sul turismo, sulla vacanza di massa e insieme sull'intrattenimento di qualità, sulla fruizione del passato storico-artistico (siti archeologici, musei, centri storici), arricchita da una serie di manifestazioni dal vasto richiamo (mostre, festival, itinerari tematici, ecc.); un modello capace altresì di mettere a frutto una varietà di scenari senza confronti, un clima propizio e - perché no? - una tradizione gastronomica strepitosa. È davvero assurdo immaginare che avrebbe potuto essere un modello di successo, geograficamente diffuso, con un alto impiego di lavoro ma investimenti non eccessivi, e probabilmente in grado di reggere assai meglio di quello industrialista all'irrompere della globalizzazione, dal momento che nessuna Cina avrebbe mai potuto inventare un prodotto analogo a un prezzo minore?


Capire perché tutto ciò non è accaduto significa anche capire perché ancora oggi, da noi, ogni discorso sull'importanza della cultura, sulla necessità di custodire il passato e i suoi beni, di salvare ciò che rimane del paesaggio, rischia di essere fin dall'inizio perdente.


Il punto chiave è stato ed è l'indebolimento del potere centrale: del governo nazionale con i suoi strumenti d'intervento e di controllo. In realtà, infatti, in quasi tutti gli ambiti sopra evocati è perlopiù decisiva la competenza degli enti locali (Comune, Provincia, Regione), tanto più dopo l'infausta modifica «federalista» del titolo V della Costituzione. Lo scempio del paesaggio italiano e di tanti centri urbani, l'abbandono in cui versano numerose istituzioni culturali, l'impossibilità di un ampio e coordinato sviluppo turistico di pregio e di alti numeri, sono il frutto innanzi tutto della pessima qualità delle classi politiche locali, della loro crescente disponibilità a pure logiche di consenso elettorale (non per nulla in tutta questa rovina il primato è del Mezzogiorno). Questa è la verità: negli anni della Repubblica il territorio del Paese è sempre di più divenuto merce di scambio con cui sindaci, presidenti di Regione e assessori d'ogni colore si sono assicurati la propria carriera politica (per ottenere non solo voti, ma anche soldi: vedi il permesso alle società elettriche d'installare pale eoliche dovunque).

D'altra parte, si sa, sono molte le cose più popolari della cultura: elargire denari a pioggia a bocciofile, circoli sportivi, corali, sagre, feste patronali e compagnia bella, rende in termini di consenso assai più che il restauro di una chiesa. I politici calabresi sanno benissimo che la condizione in cui si trovano i Bronzi di Riace - fino ad oggi nascosti da qualche parte a Reggio, in attesa da anni di un museo che li ospiti - se è un vero e proprio scandalo nazionale, tuttavia non diminuisce di un briciolo la loro popolarità a Crotone o a Vibo Valentia.

Solo un intervento risoluto del governo centrale e dello Stato nazionale può a questo punto avviare, se è ancora possibile, un'inversione di tendenza; che però deve essere necessariamente anche di tipo legislativo. Ma per superare i formidabili ostacoli che un'iniziativa siffatta si troverebbe di sicuro davanti, deve farsi sentire alta e forte la voce dell'opinione pubblica, per l'appunto nazionale, se ancora n'esiste una. Non è ammissibile continuare ad assistere alla rovina definitiva dell'Italia, al fallimento di un suo possibile sviluppo diverso, per paura di disturbare il sottogoverno del «federalismo» nostrano all'opera dovunque.

 

http://www.corriere.it/editoriali/12_agosto_27/il-paesaggio-preso-a-schiaffi_d6ab4d26-f004-11e1-924c-1cb4b85f5a80.shtml

 

 

Monday, July 16, 2012

Old Wall Street Sayings

Mentioned here are some words being passed generation after generation.

"A stock and a company are not always the same thing."
"Money follows earnings."
"The market indices have correctly predicted nine of the last four recessions."
"After a sharp fall money returns to its rightful owners."
“In the stock market, as in warfare, it is well to keep in mind the difference between strategy and tactics.”
"If you are going to panic, panic early."
"The first loss is the best."
"Nothing has a straight line up or down."
"When you rob a whorehouse, take the piano player, too, because no one is entirely innocent."
"Never meet a margin call."
"Sell down to the sleeping point."
"A bullish market is born amid pessimism, grows up under skepticism, matures with optimism and dies with euphoria. "
"In times of crisis, always blame the one who isn't in the room."
"If somethings worth doing, it's worth doing for money."
"Have the best hand, the best draw, or get out."
"Don’t get mad, get even."
"Buy when there is blood on the streets."
"There’s no free lunch on wallstreet."
"Don’t fight the tape"
"When volatility turns higher, it usually does do on the downside."
"Inevitably, compression gives way to dispersion."
"Trends test the line successfully, but eventually they breakthrough."
“The market is always with us.”

Wednesday, June 13, 2012

I gas dei diesel sono cancerogeni

  12 giu 2012 23:59
Lo ha stabilito l'OMS che chiede una riduzione delle emissioni in tutto il mondo

LIONE - Non è più solo un'ipotesi, bensì una certezza: i gas di scappamento dei motori diesel sono «cancerogeni certi» per gli esseri umani e l'esposizione a tali gas è associata ad un «rischio accresciuto di tumore al polmone» ed anche ad un maggior rischio di cancro alla vescica. Il «verdetto» arriva dal Centro internazionale di ricerca sul cancro (Circ/Iarc) dell'Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), che nel 1988 aveva classificato le emissioni dei motori diesel tra i cancerogeni «probabili» per l'uomo.

Gli esperti Oms, riuniti oggi a Lione, hanno dunque stabilito che ci sono oggi «prove sufficienti» dell'associazione tra emissioni dei motori diesel e insorgenza del cancro: «Le prove scientifiche sono inconfutabili e le conclusioni del gruppo di lavoro sono state unanimi: le emanazioni dei motori diesel causano il tumore del polmone», ha dichiarato il presidente del Circ Christopher Portier, sottolineando la necessità che «l'esposizione a questa miscela di prodotti chimici sia ridotta in tutto il mondo».
I gas di scarico sono stati dunque oggi classificati nel «gruppo 1», quello appunto delle sostanze cancerogene certe, mentre in precedenza erano annoverati nel «gruppo 2»' delle sostanze «probabilmente» cancerogene per l'uomo.

 

 

http://www.cdt.ch/mondo/cronaca/64811/i-gas-dei-diesel-sono-cancerogeni.html

Wednesday, December 28, 2011

Il Ticino per la Svizzera come la Grecia per l'Europa



Dieci anni fa l'arrivo dell'euro. Thomas Straubhaar, professore svizzero all'Università di Amburgo e direttore dell'Istituto di economia mondiale di Amburgo, spiega l'importanza della moneta unica e fa un paragone con la Svizzera: "Anche in Svizzera non esiste uno spazio economico ottimale"

 
Keystone (archivio)

Professore, i politici promettono da mesi la soluzione al problema della crisi dell'euro. La popolazione non ne può più di sentirselo dire. Lei, invece?
"Comprendo molto bene questo sentimento negativo tra la popolazione. La politica ha promesso promesso troppe cose a problemi che richiedono soluzioni a breve termine. In Germania il Governo ha detto troppo a lungo quello che non voleva anziché quello che veramente vuole. Credeva, evidentemente, di poter promettere una scelta tra l'inferno e il paradiso. Ma in questo caso la scelta è tra l'inferno e il purgatorio".

La politica è chiamata a richieste eccessive...
"Sì. Essa avrebbe il compito di dare risposte a obiettivi a lungo termine. Ma non lo sta facendo più da un pezzo. La conseguenza? I politici lavorano per risolvere i problemi a breve termine. I tedeschi hanno tentato di organizzare una macchina perfetta di intervento antincendio, mentre il granaio in Grecia stava già bruciando. Se si guarda al passato si sarebbe potuto soffocare sul nascere i focolai che si stavano sviluppando nei singoli paesi colpiti dalla crisi del debito, anziché far estendere le fiamme ai paesi sani".

Guardiamo, appunto al passato. Tredici anni fa nasceva l'euro. Una maledizione o una benedizione?
"Una benedizione, di questo non ne ho il minimo dubbio. L'integrazione europea, iniziata nel 1957, è un successo. In Europa regna la pace da 66 anni. Attraverso l'unificazione europea, e in questo processo vi è da includere anche l'introduzione dell'euro, si sono potuti risparmiare spese  inutili per armamenti e guerre. Questa "divisa della pace" è inestimabile. Un valore troppo grande".

Ma la corsa agli armamenti si sarebbe potuta evitare anche senza euro?
"Non bisogna dimenticare che l'euro è nato come conseguenza della caduta del muro del Berlino e la fine della Guerra fredda. La Francia non accettava una Germania riunificata, che avrebbe ripreso il dominio dell'Europa e, quindi, il presidente Francois Mitterand, in cambio della riunificazione ha chiesto la rinuncia al marco tedesco".

Come sarebbe oggi l'Europa senza moneta unica?
"Difficile da dire. Avremmo ancora politiche nazionali e molto isolazionismo. I legami tra i paesi europei sarebbero meno stretti. Da economista dico che l'unione monetaria non era necessaria. Lo spazio monetario si è dimostrato già dall'inizio non perfetto. In questo progetto la politica ha assunto un ruolo sovradimensionato, in una situazione economica non ancora matura per questo evento".

Anche senza euro ci sarebbe stata una crisi del debito così seria?
"La crisi del debito è una conseguenza dell'euro. I paesi dell'Europa meridionale, deboli a livello economico e strutturale, hanno potuto ottenere crediti vantaggiosi. Ma i debiti sovrani non sono che la punta dell'iceberg. Il problema maggiore sono i deficit di bilancio, che devono essere finanziati attraverso il credito".

Si spieghi meglio...
"Facciamo un esempio. Un greco ottiene un credito da una banca greca per acquistare un macchinario tedesco. Il denaro arriva dalla banca centrale europea. E' lei ad accordare il credito alle banche nazionali, che a loro volta concedono credito alle banche d'affari. E' tutto legale, ma non senza risvolti pericolosi. La Banca Centrale Europea ha concesso crediti alle banche nazionali per diverse centinaia di miliardi di euro. E nel caso di un crollo della zona Euro, anche questi soldi andrebbero persi".

La Cancelliera Merkel ha detto che se fallisce l'Euro, fallisce l'intera Europa. Lei cosa ne pensa?
"La penso più o meno come lei, anche se l'Europa non sparirebbe dalle carte geografiche se l'Euro dovesse fallire. Sarebbe una grossa illusione pensare che se l'euro dovesse crollare il giorno dopo tutto sarebbe come prima. Il mercato interno europeo è così intrinsecamente legato, che ci sarebbe il caos. E nessuno vuole che ciò accada".

E cosa avrebbero dovuto fare Helmut Kohl e Mitterand quando hanno fondato l'euro?
"Con il senno di poi si è tutti sempre più sapienti. L'Eurozona senza unione politica non può funzionare e oggi ne paghiamo le conseguenze. Lo sbaglio originale è la mancata unione fiscale e ciò crea le condizioni di un'Europa non matura per una unione monetaria. E poi si dimentica volentieri una cosa: anche la Svizzera non rappresenta uno spazio economico ottimale".

Ma in questo paese funziona!
"La Svizzera è dal 1848 uno stato federale, ma non è un'unione politica, così come non è un'unione fiscale. La Svizzera è stata da sempre una "Willensnation", che si basa sull'aiuto solidale alle regioni deboli. Senza la perequazione finanziaria per il Giura e il Ticino le cose andrebbero male".

Lei sta dicendo, in pratica, che giurassiani e ticinesi sono per gli svizzeri quello che i greci sono per l'Europa?
"A livello economico sì. Ma non c'è nulla di male in tutto ciò. In Svizzera è ovvio il sostegno ai cantoni deboli, poiché si è consapevoli che ciò serve alla coesione della comunità. Questa realtà non esiste ancora in Europa. La Svizzera, prima di arrivare a questa consapevolezza, ci ha messo circa 560 anni, dal 1291 al 1848. Settant'anni fa la Guerra in Europa è costata la vita a milioni di persone".     

 
 

Friday, November 11, 2011

TIME

 
 
Il Time dedica la copertina della sua edizione europea, che sarà in edicola il 21 novembre prossimo, a Silvio Berlusconi con il titolo: "L'uomo che sta dietro l'economia più pericolosa al mondo". In un reportage realizzato da Rana Foroohar, si spiega "come il primo ministro uscente ha messo a repentaglio l'Unione Europea e il motivo per cui non ne è dispiaciuto". Richiami in copertina a Berlusconi anche nell'edizione americana e asiatica di Time. "Ciao Berlusconi! Come è diventato l'asset più tossico dell'Italia" si legge sulla copertina delle due edizioni. 

Thursday, September 29, 2011

Lettera della BCE all'Italia

La lettera TRADOTTA IN ITALIANO

«C'è l'esigenza di misure significative
per accrescere il potenziale di crescita»

Francoforte/Roma, 5 Agosto 2011


Caro Primo Ministro,
Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea il 4 Agosto ha discusso la situazione nei mercati dei titoli di Stato italiani. Il Consiglio direttivo ritiene che sia necessaria un'azione pressante da parte delle autorità italiane per ristabilire la fiducia degli investitori.
Il vertice dei capi di Stato e di governo dell'area-euro del 21 luglio 2011 ha concluso che «tutti i Paesi dell'euro riaffermano solennemente la loro determinazione inflessibile a onorare in pieno la loro individuale firma sovrana e tutti i loro impegni per condizioni di bilancio sostenibili e per le riforme strutturali». Il Consiglio direttivo ritiene che l'Italia debba con urgenza rafforzare la reputazione della sua firma sovrana e il suo impegno alla sostenibilità di bilancio e alle riforme strutturali.
Il Governo italiano ha deciso di mirare al pareggio di bilancio nel 2014 e, a questo scopo, ha di recente introdotto un pacchetto di misure. Sono passi importanti, ma non sufficienti.

Nell'attuale situazione, riteniamo essenziali le seguenti misure:
1.Vediamo l'esigenza di misure significative per accrescere il potenziale di crescita. Alcune decisioni recenti prese dal Governo si muovono in questa direzione; altre misure sono in discussione con le parti sociali. Tuttavia, occorre fare di più ed è cruciale muovere in questa direzione con decisione. Le sfide principali sono l'aumento della concorrenza, particolarmente nei servizi, il miglioramento della qualità dei servizi pubblici e il ridisegno di sistemi regolatori e fiscali che siano più adatti a sostenere la competitività delle imprese e l'efficienza del mercato del lavoro.
a) È necessaria una complessiva, radicale e credibile strategia di riforme, inclusa la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dei servizi professionali. Questo dovrebbe applicarsi in particolare alla fornitura di servizi locali attraverso privatizzazioni su larga scala.
b) C'è anche l'esigenza di riformare ulteriormente il sistema di contrattazione salariale collettiva, permettendo accordi al livello d'impresa in modo da ritagliare i salari e le condizioni di lavoro alle esigenze specifiche delle aziende e rendendo questi accordi più rilevanti rispetto ad altri livelli di negoziazione. L'accordo del 28 Giugno tra le principali sigle sindacali e le associazioni industriali si muove in questa direzione.
c) Dovrebbe essere adottata una accurata revisione delle norme che regolano l'assunzione e il licenziamento dei dipendenti, stabilendo un sistema di assicurazione dalla disoccupazione e un insieme di politiche attive per il mercato del lavoro che siano in grado di facilitare la riallocazione delle risorse verso le aziende e verso i settori più competitivi.

2.Il Governo ha l'esigenza di assumere misure immediate e decise per assicurare la sostenibilità delle finanze pubbliche.
a) Ulteriori misure di correzione del bilancio sono necessarie. Riteniamo essenziale per le autorità italiane di anticipare di almeno un anno il calendario di entrata in vigore delle misure adottate nel pacchetto del luglio 2011. L'obiettivo dovrebbe essere un deficit migliore di quanto previsto fin qui nel 2011, un fabbisogno netto dell'1% nel 2012 e un bilancio in pareggio nel 2013, principalmente attraverso tagli di spesa. È possibile intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l'età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, così ottenendo dei risparmi già nel 2012. Inoltre, il Governo dovrebbe valutare una riduzione significativa dei costi del pubblico impiego, rafforzando le regole per il turnover (il ricambio, ndr) e, se necessario, riducendo gli stipendi.
b) Andrebbe introdotta una clausola di riduzione automatica del deficit che specifichi che qualunque scostamento dagli obiettivi di deficit sarà compensato automaticamente con tagli orizzontali sulle spese discrezionali.
c) Andrebbero messi sotto stretto controllo l'assunzione di indebitamento, anche commerciale, e le spese delle autorità regionali e locali, in linea con i principi della riforma in corso delle relazioni fiscali fra i vari livelli di governo.

Vista la gravità dell'attuale situazione sui mercati finanziari, consideriamo cruciale che tutte le azioni elencate nelle suddette sezioni 1 e 2 siano prese il prima possibile per decreto legge, seguito da ratifica parlamentare entro la fine di Settembre 2011. Sarebbe appropriata anche una riforma costituzionale che renda più stringenti le regole di bilancio.
3. Incoraggiamo inoltre il Governo a prendere immediatamente misure per garantire una revisione dell'amministrazione pubblica allo scopo di migliorare l'efficienza amministrativa e la capacità di assecondare le esigenze delle imprese. Negli organismi pubblici dovrebbe diventare sistematico l'uso di indicatori di performance (soprattutto nei sistemi sanitario, giudiziario e dell'istruzione). C'è l'esigenza di un forte impegno ad abolire o a fondere alcuni strati amministrativi intermedi (come le Province). Andrebbero rafforzate le azioni mirate a sfruttare le economie di scala nei servizi pubblici locali.
Confidiamo che il Governo assumerà le azioni appropriate.
Con la migliore considerazione,

Mario Draghi, Jean-Claude Trichet
29 settembre 2011 08:28

 

http://www.corriere.it/economia/11_settembre_29/trichet_draghi_italiano_405e2be2-ea59-11e0-ae06-4da866778017.shtml

 

Tuesday, September 27, 2011

I trader? Più spietati degli psicopatici

 

Un gruppo di studiosi svizzeri: gli operatori di Borsa mostrano preoccupanti tendenze alla distruzione

MILANO - I trader dei mercati finanziari? Più spietati e manipolatori degli psicopatici. È il risultato di uno studio dell'Università di San Gallo, in Svizzera. I ricercatori elvetici hanno messo a confronto agenti di cambio con un gruppo di disturbati mentali e sottoposto le due categorie a diversi test. I risultati sono oltremodo preoccupanti ed hanno sorpreso gli stessi esperti.

OPERATORI E FRODI- Le circostanze e le dimensioni del misfatto attribuito a Kweku Adoboli, il 31enne trader-truffatore inglese che ha messo in ginocchio due settimane fa il colosso bancario Ubs, hanno l’aria di essere una sorta di conferma ai risultati dello studio svolto ora dall'Università di San Gallo. Difatti, il tempismo è perfetto: il giovane broker è stato nel frattempo accusato di una frode da 2,3 miliardi di dollari (1 miliardo e 650 milioni di euro) ai danni della più grande banca svizzera. La domanda che molti osservatori si sono posti: Perché lo ha fatto? E ancora: cosa non funziona con le banche, ma soprattutto con quei giovani professionisti della Borsa? La risposta dei ricercatori svizzeri: si comportano in maniera più spietata e manipolatrice degli psicopatici.

LO STUDIO - Sono stati presi in esame l’impegno a cooperare e l'egoismo di 27 operatori professionisti, in gran parte impiegati presso banche svizzere, ma anche trader che lavorano nel commercio delle materie prime e degli hedge fund, i fondi speculativi. Dall’altra parte uno studio effettuato in precedenza su 24 persone con gravi problemi psichici e ricoverate in cliniche in Germania e un altro, svolto su un gruppo di controllo di 24 persone «normali». Ebbene, i soggetti hanno sostenuto prove di simulazioni al computer e sono stati sottoposti a test d'intelligenza. Alla base degli esperimenti c'era il noto gioco a somma zero, in cui se uno guadagna l’altro perde. Le conclusioni hanno addirittura superato le aspettative del team messo insieme da Pascal Scherrer e Thomas Noll, il primo un esperto forense, il secondo psichiatra e direttore del centro di detenzione svizzero Pöschwies, a nord di Zurigo. «Naturalmente non si possono mettere sullo stesso piano gli operatori di Borsa con i disturbati mentali», ha spiegato Noll alla Neue Zürcher Zeitung. Tuttavia, aggiunge il coautore Noll: «In certi casi i trader si sono comportati in modo più egoista, più aggressivo e sono risultati più inclini al rischio rispetto al gruppo di psicopatici che hanno completato lo stesso tipo di test».

INCLINAZIONE A DISTRUGGERE - Noll ha sottolineato che con il loro comportamento spesso senza scrupoli, i trader - che maneggiano quotidianamente azioni, derivati o cambi - non hanno nemmeno superato l'obiettivo del guadagno assoluto in raffronto con gli altri gruppi. Invece di lavorare in modo oggettivo e sobrio per un profitto più alto, «hanno soltanto cercato di ottenere più dei loro avversari. E per danneggiarli hanno speso molte energie». In altre parole: è un po’ come se il vicino di casa avesse la stessa nostra macchina e «si andasse da lui con la mazza da baseball per distruggerla. Il tutto solo per avere l'auto più bella nel quartiere». Gli studiosi, riferisce Nzz nella sua versione online, non sanno spiegarsi questa inclinazione alla distruzione.

Elmar Burchia
26 settembre 2011(ultima modifica: 27 settembre 2011 08:21)

 

 

 

http://www.corriere.it/economia/11_settembre_26/operatori_borsa_spietati_psicopatici_burchia_d1475624-e833-11e0-9000-0da152a6f157.shtml

What is the environmental impact of electric cars?

https://eeb.org/wp-content/uploads/2023/02/230201_Factsheet_Environmental_Impact_electric_cars_FINAL.pdf